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Coordinamento spdc Lazio

Pubblicato in Emessi Coordinamento

Progetto Ricerca Assistenti Sociali Giugno 2010

Lunedì, 30 Maggio 2016 00:00 Scritto da 

PROGETTO DI RICERCA-INTERVENTO[1]

    

Il progetto di ricerca, nato nell’ottobre 2008[2], segue un primo lavoro esplorativo sulla presenza degli assistenti sociali nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura della regione Lazio, richiesto dal Coordinamento SPDC.

         Tale esplorazione ha prodotto un primo documento dal titolo:”ruolo e funzioni dell’Assistente sociale in SPDC” fornendo uno spaccato in tempo reale della situazione e del contributo fornito a favore dei pazienti psichiatrici in fase acuta.

         Da questo primo lavoro è nata l’esigenza di approfondire e mettere in comune le varie esperienze di lavoro, da qui il presente progetto di ricerca sociale.

TRAGUARDO E DESTINATARI

Analisi e comparazione del ruolo agito dal servizio sociale in SPDC, tra mandato professionale e mandato istituzionale. Il nucleo d’indagine è la presenza dell’assistente sociale ed il suo specifico apporto professionale nella realizzazione dei progetti terapeutici, a trent’anni dalla emanazione della legge 180 sulla psichiatria.

L’intero percorso, rivolto agli assistenti sociali che operano nei SPDC del Lazio, è stato articolato temporalmente da ottobre 2008 e settembre 2010. In questa fase stiamo elaborando i dati e raccogliendo gli ultimi questionari.

OBIETTIVI

Gli obiettivi sono stati ripresi dalle quattro macro aree enucleate nel documento precedentemente citato:

  1. Analisi e definizione dell’attività di valutazione sociale in SPDC
  2. Analisi e definizione del percorso di costruzione, implementazione e gestione del lavoro di rete in SPDC

B1 Attuale organizzazione dei SPDC

  1. Analisi e definizione del percorso di programmazione, gestione e coordinamento delle attività riabilitative in SPDC
  2. Analisi e definizione del flusso informativo sociale tra SPDC e CSM

METODOLOGIA E STRUMENTI

Possiamo considerare il progetto globale articolato in due fasi: nella prima, delineata già nel documento sopra indicato e ulteriormente approfondita nella seconda, si è realizzata una ricognizione su tutti gli SPDC del Lazio per verificare la presenza o meno di assistenti sociali. Allo stesso tempo sono state raccolte informazioni per rappresentare tale presenza attraverso i seguenti indicatori:

  • numero di unità professionali inserite in SPDC;
  • presenza oraria settimanale per ciascuna unità professionale;
  • posizione contrattuale/ruolo riconosciuto;
  • anni anzianità di servizio globali;
  • anni di anzianità di servizio c/o SPDC;

Nella seconda fase si è proceduto alla ricostruzione del contesto operativo nel quale gli assistenti sociali lavorano: in tal senso sono state enucleate quattro macro-aree, le cui attività complesse richiamano sia allo specifico professionale sia al mandato istituzionale:

1. La valutazione sociale in SPDC;

2. Costruzione, implementazione e gestione del lavoro di rete in SPDC;

3. Programmazione, gestione e coordinamento delle attività riabilitative in SPDC;

4. Programmazione e gestione del flusso informativo sociale con i DSM;

i questionari sono stati costruiti e condivisi attraverso un lavoro comune attraverso un percorso articolato sia in momenti di LAVORO INDIVIDUALE che giornate di LAVORO DI GRUPPO, supportati dall’INFORMATIZZAZIONE dei dati che via via venivano raccolti e dalla creazione di una MAIL LIST, che ha consentito la massima partecipazione e il contributo di tutti i colleghi che hanno aderito al progetto.

Sono stati effettuati in tal senso 7 incontri con cadenza mensile.

Ogni incontro è stato strutturato in 2 momenti. In una prima parte il gruppo ha condiviso i lavori individuali precedentemente elaborati e inviati a tutto il gruppo attraverso la mail[3]; in una seconda parte ha sviluppato la discussione e l’approfondimento della tematica scelta.

Il lavoro individuale ha permesso di raccogliere dati utili a far emergere il lavoro svolto dall’assistente sociale in SPDC e di elaborare documentazione utile in relazione alle tematiche proposte e/o individuate.

RISULTATI ATTESI e PRIMO REPORT

Ÿ  Implementazione dell’intervento valutativo e del lavoro di rete come contributo specifico del servizio sociale al progetto terapeutico in SPDC

Ÿ  Costruzione di strumenti condivisi comuni

Primi risultati

1. La valutazione sociale in SPDC:

  • risposte 13/13
  • La valutazione viene effettuata su richiesta del responsabile 67%
  • le valutazioni sociali vengono effettuate principalmente con colloqui individuali 100% e con verifiche tramite contatti telefonici 92% e servizi esterni .
  • l’intervento di valutazione sociale viene richiesto per situazioni di “emergenza sociale”: è per pazienti: stranieri 67%, sfd 58%, pz. con evidenti segni di trascuratezza 58%.
  • Rispetto ai colloqui è alta anche la percentuale di colloqui integrati con altri operatori dell’equipe, in particolare con gli psichiatri 75% figura professionale con la quale l’assistente sociale condivide maggiormente le varie azioni tra tutte le diverse figure professionali dell’équipe.

2. Costruzione, implementazione e gestione del lavoro di rete in SPDC:

  • risposte 10/13
  • l’assistente sociale è riconosciuto come un costruttore di reti, un facilitatore delle relazioni all’interno del lavoro di rete, un ri- attivatore delle relazioni tra nodi preesistenti;
  • partecipazione degli aa.ss. alle riunioni d’equipe 67%
  • utilizzo della cartella clinica 68%

3. Programmazione, gestione e coordinamento delle attività riabilitative in SPDC:

  • risposte 8/13
  • ulteriori dati in elaborazione…

4. Programmazione e gestione del flusso informativo sociale con i DSM:;

  • risposte 5/13
  • dati in elaborazione…

APPENDICE

RUOLO E FUNZIONI DEL SERVIZIO SOCIALE PROFESSIONALE NEL S.P.D.C.

a cura di Maria Spagnolo[4] e Chiara Caprini[5]

 

Premessa


A trenta anni dalla legge 180 sulla psichiatria e quindi anche sui Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura in Italia, è utile riflettere sulla presenza dell’assistente sociale, sul suo specifico apporto professionale nella realizzazione dei progetti di cura mentale di persone il cui stato acuto della malattia porta al ricovero ospedaliero.

Si è pensato di iniziare il presente lavoro da dati conoscitivi della realtà attuale, attraverso una breve ricognizione della presenza istituzionale degli assistenti sociali nei S.P.D.C. del Lazio, i cui risultati si possono leggere nella successiva scheda sinottica e che brevemente si commentano di seguito:

Il primo dato evidente è che su 25 SPDC attivi nella regione Lazio, la presenza del Servizio Sociale è attiva solo in 14 reparti, in quanto in due ospedali la presenza degli assistenti sociali è di due unità ed in questi una assistente sociale è dipendente di cooperativa. Dunque poco meno della metà dei servizi psichiatrici ospedalieri mancano del professionista sociale il cui numero minimo previsto dalla legge è di una unità ogni 15 posti letto.

1

Relativamente all’anzianità di servizio, a fronte di una media di 18 anni a professionista, con picchi sostanziali di oltre i 20, più della metà della media di anzianità stimata, è stata lavorata nei SPDC. Ciò nonostante, il riconoscimento di assistente sociale esperto (livello DS) è attribuito solo a 4 professionisti sui 13 colleghi che vantano comunque un’ anzianità di servizio superiore ai 14 anni.

Infine dal dato relativo al monte ore/settimana lavorato, pari a 471 comprese 44 di compresenza in due ospedali, emerge ancora più netta la mancanza del lavoro sociale nei SPDC, con una media oraria stimata di 30 ore a fronte delle 36 previste, con un picco assoluto di 6h/settimana in un ospedale.

                                                                 2

Ovviamente tale mappatura non vuole essere esaustiva ma certamente indicativa di un oggi, assolutamente diversificato nella collocazione funzionale e nel conseguente esercizio professionale all’interno dell’equipe terapeutica dei SPDC.

Presenza degli assistenti sociali nei SPDC regione Lazio rilevazione al 30.1.2008

S.P.D.C. UN.PROF.* PS.CONTR.° A.SERV.*° A.SER.SPDC** P.SETTIM.°°
ALBANO 0 0 0 0 0
CECCANO 1 D3 14 13 36
CIVITAVECCHIA 0 0 0 0 0
FATEBENEFRATELLI▫ 1 D2 7 7 36
FORLANINI 1 Ds3 28 13 25
FORMIA 2

D4

D6

16

17

16

17

18

36

FRASCATI 0 0 0 0 0
GRASSI 0 0 0 0 0
LATINA 0 0 0 0 0
NUOVO REGINA MARGHERITA 0 0 0 0 0
PERTINI 1 Ds2 33 20 36
PONTECORVO 1 D3 14 13 36
RIETI 1 D2 12 2 36
S. ANDREA 0 0 0 0 0
S. EUGENIO▪▫ 0 0 0 0 0
S. FILIPPO NERI▪ 2

D4

Coop.

15

3

9

3

26

36

S. GIACOMO 0 0 0 0 0
S. GIOVANNI 1 DS2 34 13 18
S. SPIRITO 1 D3 21 1 18
SORA 1 D3 17 6 36
SUBIACO 1 DS2 20 9 36
TIVOLI 1 D4 22 0 6
TOR VERGATA 0 0 0 0 0
UMBERTO I° 1 D5 18 18 36
VITERBO 0 0 0 0 0
TOT.°*°               25 16   --- 18 10 471
Legenda:

*     unità professionale assistente sociale

°     posizione contrattuale CCN sanità

*°   anzianità di servizio espressa in anni

**   anzianità di servizio nel SPDC espressa in anni

°°   presenza settimanale nel SPDC espressa in ore

°*° totale effettuato su numero SPDC della regione Lazio, numero unità professionali -assistente sociale- rispetto all’organico minimo previsto per  

       legge e cioè 1per ogni SPDC; media matematica di anni di anzianità di servizio e servizio in SPDC; totale ore settimanali effettuate in SPDC a

       fronte delle ore previste per legge su 16 assistenti sociali effettive.

▫   SPDC   Fatebenefratelli : il Servizio Sociale è una unità operativa autonoma composta da 5 assistenti sociali strutturate di cui 1 responsabile

               DS3 ed 1 assistente sociale a contratto libero professionale senza vincolo di ore. La presenza nel SPDC è garantita su base piena da 1

                assistente sociale a rotazione semestrale con sostituzione in caso di lunga assenza, integrata da un’ altra unità in caso di pazienti

               provenienti da altri dipartimenti con problematiche psichiatriche correlate, ( ad es. puerpera ricoverata in maternità 2 assistenti

               sociali 1 di materno infantile + 1 SPDC).

▪▫ SPDC S. Eugenio : l’assistente sociale è andata in pensione al 31.12.2007

SPDC S. Filippo Neri : le assistenti sociali sono due, di cui una in organico l’altra dipendente di cooperativa convenzionata con l’ASL RM/E

Quadro normativo di riferimento


La riforma psichiatrica in Italia o legge 180 del 1978[6] è stata emanata come legge quadro, lasciando il compito alle singole Regioni di legiferare norme applicative nel campo della salute mentale. In questo contesto occorre sottolineare che la Regione Friuli - Venezia Giulia ha recepito pienamente le indicazioni della riforma con la legge n. 7223 del dicembre 1980, dando avvio ad un positivo processo di cambiamento[7].

Con la legge 502/92 ogni ASL,[8] divenuta azienda, è chiamata ad amministrare tutti i servizi sanitari territoriali e quindi anche l'assistenza psichiatrica.

Nel 1994 con il primo Progetto Obiettivo Nazionale per la Salute Mentale[9] si delinea una svolta concreta nell'assistenza psichiatrica italiana; mentre nel 1999, il secondo Progetto Obiettivo Nazionale per la Salute Mentale definisce gli standard di funzionamento dei DSM, confermando e sviluppando i contenuti della legge 180.

Con questo nuovo assetto normativo e strutturale, pur non completo e per certi versi non sufficiente, si riafferma ancora una volta la necessità che per prendersi cura del malato occorre spostare l’attenzione dalla malattia in sé alla persona nella sua globalità: i bisogni, i diritti, ma anche le personali capacità e risorse.

La legge 328 del 2000[10] infine, apre la strada alla “realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”; nel Piano Nazionale viene disegnato lo sviluppo per l’ innovazione attraverso specifici strumenti come la pianificazione regionale e il piano di zona; quest’ultimo definito strategico per una programmazione condivisa tra Azienda Sanitaria, Enti Locali e Terzo Settore nel attivare risposte efficaci ai bisogni sociali e socio-sanitari dei cittadini.

In questa nuova ottica anche ì progetti terapeutici[11] possono trovare, nel costruire percorsi di cura, positive risposte ponendo attenzione non solo al singolo individuo ma anche al suo contesto, affinché la ri-attivazione della rete di appartenenza risulti più solida e solidale.

Per quanto riguarda la professione di assistente sociale si ritiene utile citare due leggi. La n.84 del 23 marzo 1993 “Ordinamento della professione di assistente sociale e istituzione dell’albo professionale”[12] e sue successive modificazioni. L’appartenenza ad un Ordine implica il rispetto e l’applicazione delle funzioni derivanti da un ruolo professionale riconosciuto e normato attraverso un codice[13].

Infine la legge n.119 del 3 aprile 2001 “disposizioni concernenti l’obbligo del segreto professionale per gli assistenti sociali” iscrive tali professionisti, (indipendentemente dal ruolo svolto da dipendente o in libera professione), nell’elenco dei professionisti tenuti al segreto.

Tale norma fonda le sue radici sia sulla relazione fiduciaria che si crea tra assistente sociale ed utente, sia sul complesso lavoro di rete per i flussi informativi non indifferenti per quantità e qualità.

 

 

Profilo professionale


Relativamente all’intervento del Servizio Sociale professionale, (quindi ad ogni assistente sociale) si deve fare necessariamente riferimento a percorsi metodologici rappresentativi delle funzioni[14] professionali specifiche, derivanti da un ruolo[15] riconosciuto istituzionalmente, specificatamente[16]:

Art. 20. Sezioni e titoli professionali

1. Nell'albo professionale dell'ordine degli assistenti sociali sono istituite la sezione A e la sezione B.
2. Agli iscritti nella sezione A spetta il titolo professionale di assistente sociale specialista.
3. Agli iscritti nella sezione B spetta il titolo professionale di assistente sociale.

Art. 21.Attivita' professionali

1. Formano oggetto dell'attività' professionale degli iscritti nella sezione A, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 1, comma 2, restando immutate le riserve e attribuzioni già stabilite dalla vigente normativa, oltre alle attività indicate nel comma 2, le seguenti attività professionali:
a) elaborazione e direzione di programmi nel campo delle politiche e dei servizi sociali;
b) pianificazione, organizzazione e gestione manageriale nel campo delle politiche e dei servizi sociali;
c) direzione di servizi che gestiscono interventi complessi nel campo delle politiche e dei servizi sociali;
d) analisi e valutazione della qualità degli interventi nei servizi e nelle politiche del servizio sociale;
e) supervisione dell' attività di tirocinio degli studenti dei corsi di laurea specialistica della classe 57/S - Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali;
f) ricerca sociale e di servizio sociale;
g) attività didattico-formativa connessa alla programmazione e gestione delle politiche del servizio sociale.
           2. Formano oggetto dell' attività professionale degli iscritti nella sezione B, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 1, comma 2, restando immutate le riserve e attribuzioni già stabilite dalla vigente normativa, le seguenti attività:
a) attività, con autonomia tecnico-professionale e di giudizio, in tutte le fasi dell'intervento sociale per la prevenzione, il sostegno e il recupero di persone, famiglie, gruppi e comunità
in situazioni di bisogno e di disagio, anche promuovendo e gestendo la collaborazione con organizzazioni di volontariato e del terzo settore;
b) compiti di gestione, di collaborazione all'organizzazione e alla programmazione; coordinamento e direzione di interventi specifici nel campo delle politiche e dei servizi sociali;
c) attività di informazione e comunicazione nei servizi sociali e sui diritti degli utenti;
d) attività didattico formativa connessa al servizio sociale e supervisione del tirocinio di studenti dei corsi di laurea della classe 6 - Scienze del servizio sociale;
e) attività di raccolta ed elaborazione di dati sociali e psicosociali ai fini di ricerca.
         L’azione sociale professionale è sempre volta all’autodeterminazione della
persona[17]sia essa singola gruppo o comunità. Ciò implica l’attivazione di relazioni interpersonali quale veicolo unico di in-formazione, mediazione, aiuto e controllo.

Senza questa stretta connessione tra individuo, contesto sociale e stato di salute/malattia non è possibile pensare ad un recupero della funzionalità sociale della persona intesa, non solo come guarigione da una patologia quanto, come raggiungimento di un ben–essere globale pur in presenza di una patologia cronica come spesso si caratterizza quella mentale.

L’azione dell’assistente sociale anche se presenza fisica spesso individuale, non è mai agita “in solitaria” perché si fonda sulla promozione delle potenzialità degli utenti[18]. Lavorando sulle abilità personali pur residuali, si attiva un percorso riabilitativo psico-sociale che integra strategicamente il progetto terapeutico incentrato sulla parte sana cioè su abilità individuali ancora attive e su cui puntare per un recupero, come può esserlo un tirocinio lavorativo o l’inserimento in un centro diurno per un monitoraggio pre-professionale. O ancora un assegno terapeutico per la promozione e sperimentazione di un percorso di autonomia dalla famiglia.

Autonomia, adattamento, recupero sociale possono realizzarsi solo con un lento e continuo lavoro di rete di cui l’assistente sociale è guida relazionale. Non si vuole dunque descrivere soltanto le azioni dei servizi psichiatrici; piuttosto gli interventi dell’intero sistema organizzato di welfare community, di cui peraltro usufruiscono anche gli utenti psichiatrici; in quanto comunque afferenti ad una rete globale, che si caratterizza per le connessioni interpersonali dei nodi, che implementando o ri-attivando le reti (solidali ed istituzionali) di ciascun utente.

Attraverso un costante lavoro di rete tra: paziente, famiglia, ospedale e territorio, attraverso la dinamicità di questi nodi e reticoli, i singoli interventi si evolvono da mere erogazioni standard ad azioni definite in un percorso terapeutico condiviso, non solo con l’equipe ma anche con il paziente e la sua famiglia in quanto soggetti integranti della rete stessa..

         Anche l’azione di valutazione psicosociale [19]è per l’assistente sociale intervento necessario per poter raccogliere dati di conoscenza preliminari, della storia del paziente ma anche del suo contesto di vita, in ordine ai bisogni presenti ma anche alle risorse potenziali o attive con cui costruire e condividere un percorso di aiuto.

         La valutazione infatti costituisce parte integrante del percorso metodologico professionale, senza di essa non è possibile definire obiettivi, strumenti e tempi di azione di qualsiasi intervento.

         L’attività di ricerca sociale e di servizio sociale[20]infine consente di raccogliere, elaborare dati inerenti sia la casistica trattata, sia i contesti ambientali di azione per una riflessione e sistematizzazione dell’agire professionale, ma anche per un corretto e sostenibile uso delle risorse territoriali.

         E’ dalla ricerca scientifica di servizio sociale che nascono progetti a valenza sociale e socio-sanitaria per lo sviluppo di rete e risorse comunitarie.

Contesto applicativo


Dalla normativa professionale emerge chiaramente che il ruolo e le funzioni del Servizio Sociale ruotano intorno alla centralità della persona, resa visibile dalla costruzione con-divisa di un progetto terapeutico per ogni paziente ricoverato.

È dunque questo progetto globale, lo strumento primo ed indispensabile per mettere al centro dell’intervento la persona[21] malata e far condividere prassi operative multiprofessionali, a cui tutta l’equipe nella sua molteplice azione professionale dovrebbe orientarsi.

Lo specifico contesto lavorativo del SPDC, richiama a patologie in fase acuta, talvolta determinanti ricoveri obbligatori, ricoveri ricorrenti, prolungati, con la presenza talvolta di associazioni di associazioni di condizioni terze che aggravano la condizione di sofferenza mentale, come può esserlo il disagio alloggiativo, l’essere barboni in casa, il non riuscire a mantenere relazioni affettive, essere stranieri senza voglia di rimpatrio, dipendenti da sostanze, alcoolisti o semplicemente fragili ecc. ..

         Appare evidente che in un quadro di forte deterioramento ambientale, durante un ricovero “acuto” l’intervento sociale sembra non concretizzarsi se non attraverso azioni frammentate troppo spesso ripetitive e non sempre consequenziali ad un obiettivo socioterapeutico[22].

E’ importante quindi mettere l’accento su alcune macro-attività, specifiche dell’assistente sociale, che in molti SPDC sono già messe in atto totalmente o parzialmente.

Le quattro attività complesse individuate, richiamano allo specifico professionale e al tempo stesso al mandato istituzionale, per cui l’azione sociale in psichiatria deve tener conto degli interventi che possono essere implementati o maggiormente articolati, in un ottica di lavoro di rete dipartimentale:

  1. Valutazione psicosociale finalizzata alla conoscenza ed alla analisi valutativa della capacità di tenuta e dell’eventuale necessità di sostegno dell’ambiente di vita del paziente con particolare attenzione alle persone fragili: minori che a qualunque titolo sono ricoverati in SPDC, o maggiorenni sotto tutela legale. L’esemplificazione operativa di azioni professionali richiama al lavoro con tribunali, amministratori di sostegno, tutori:

Ciò, richiama alla creazione di percorsi di integrazione ed inclusione sociale   attraverso connessioni pur formalizzate da leggi, ma che ad ogni ricovero (soprattutto per pazienti già conosciuti) vanno rivalutate ed agite.  

  1. 2.costruzione, implementazione e gestione del lavoro di rete finalizzato alla costruzione di percorsi d’integrazione e risposta globale all’interno della rete dei servizi psichiatri e tra questa e gli altri servizi territoriali, anche con il coinvolgimento delle reti informali e le risorse di volontariato esistenti.

L’azione professionale di questa macro area oggi si realizza con ricerche, mappature elaborazione statistica quantitativa e qualitativa dei casi ricorrenti, analisi dei percorsi socioterapeutici messi in atto rispetto al progetto terapeutico globale del singolo paziente nel proprio SPDC, ma appare sempre più necessario rendere tale lavoro “patrimonio comune” fra tutti gli assistenti sociali dei SPDC laziali. tutti gli assistenti sociali dei SPDC laziali.

  1. Programmazione gestione e coordinamento delle attività riabilitative in fase di ricovero, finalizzate al potenziamento della parte ”sana”, nucleo sostanziale di un percorso socioterapeutico condiviso con i servizi territoriali di riferimento; utile a tracciare un profilo delle abilità sociali, residuali ancora attive o potenzialmente attivabili come condizioni di base, per lo sviluppo di reti personalizzate e per la il recupero del funzionamento sociale del paziente.

L’esemplificazione operativa in questa macro area, si diversifica rispetto alle risorse umane, strutturali, economiche a disposizione di ogni SPDC, ma è evidente che la collaborazione costante con i servizi sociali del territorio nonché agenzie formative e realtà del terzo settore sono nodi strategici per attività socioterapeutiche stabili e quindi efficaci all’obbiettivo del recupero sociale del paziente, anche in regime di ricovero.

  1. programmazione e gestione del flusso informativo sociale, attraverso la costruzione di modalità comunicative tra servizi psichiatrici. L’esemplificazione operativa richiama alla ricostruzione dei dati conoscitivi della storia di vita, del contesto familiare e del contesto socio ambientale del paziente, al fine di unificare e sistematizzare le informazioni sociali, e meglio determinare una condivisione terapeutica e per garantire un continuum terapeutico dopo il ricovero ma pensato già nel SPDC.

Roma 18.5. 2010    gruppo di ricerca-intervento di servizio sociale spdc lazio

 


[1] La ricerca-intervento, si connota come uno strumento specifico di servizio sociale professionale. Essa ha come obiettivo non solo l’indagine per fini conoscitivi, ma mira nel lo svolgimento dell’azione esplorativa a realizzare (anche sperimentando ulteriori metodologie e strumenti) percorsi di cambiamento.

[2] Il documento è allegato al presente report in appendice

[3] la documentazione è stato chiesta di farla pervenire al servizio sociale FBF( coordinamento della ricerca) via mail preferibilmente una settimana prima dell’incontro successivo, così da favorire la raccolta dei dati e permetterne l’informatizzazione in tempi utili al lavoro di gruppo.

[4]Assistente sociale presso il S.P.D.C. Ospedale S. Filippo Neri D.S.M. ASL Rm E Roma

[5] Responsabile Servizio Sociale Ospedale S. Giovanni Calibita – Fatebenefratelli Isola Tiberina Roma

[6]relativa agli “accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori” precede di pochi mesi la legge 833 “istituzione del Servizio Sanitario Nazionale” di cui sarà parte integrante.

[7] questa legge regionale viene considerata un modello di corretta attuazione della 180; molte sue indicazioni sono state fatte proprie dal Progetto Obiettivo Tutela Salute Mentale, approvato nel novembre 1999

[8] l’area territoriale di competenza di una ASL va da un minimo di 100.000 a un massimo di 500.000 abitanti o più

[9] Il Progetto Obiettivo è un provvedimento utile allo sviluppo qualitativo e quantitativo dell'assistenza psichiatrica perché: a. sancisce il definitivo superamento degli ospedali psichiatrici; b. precisa che il Servizio di Diagnosi e Cura è parte integrante del DSM, anche se collocato in ospedale e/o in un'azienda sanitaria diversa da quella dei servizi territoriali; c .sottolinea la necessità di valutare gli esiti degli interventi e la qualità dei servizi dei DSM, dotati di autonomia finanziaria al fine di valutarne l'efficienza; d .promuove una nuova fase caratterizzata dalla valutazione delle molte - spesso contrastanti - tipologie di servizi e metodologie d'intervento.

[10] Tale legge comunemente conosciuta come” riforma dell’assistenza” colma un vuoto legislativo di centodieci anni; la prima ed unica normativa infatti in campo dell’assistenza sociale fu emanata dal Governo Crispi nel 1890.

[11]È utile qui ricordare come laboratori socio-riabilitativi, o progetti di natura sociosanitaria possono essere cofinanziati da fondi degli enti locali se progettati ed autorizzati all’interno dei piani di zona o dei piani regolatori sociali cittadini.

[12] In cui si riconosce l’azione autonoma tecnico-professionale e di giudizio, in tutte le fasi dell’intervento per la prevenzione, il sostegno e il recupero di persone, famiglie, gruppi e comunità in situazioni di bisogno e di disagio. Si riconosce all’assistente sociale la competenza gestionale, di coordinamento e di direzione dei servizi sociali. Viene affermato inoltre, che per esercitare la professione è d’obbligo l’iscrizione all’albo professionale mediante il superamento dell’esame di stato successivo alla laurea.

[13] Come si sa il rispetto del Codice Deontologico è vincolante per l’esercizio della professione, la cui non osservanza comporta da parte dell’Ordine Professionale di appartenenza l’attivazione della potestà disciplinare, “Codice Deontologico” art.3 titolo I, a cura dell’Ordine Assistenti Sociali – Consiglio Nazionale.

[14] Funzione = complesso di atti e di attività connesse ad un ente, ad una carica , ad un ufficio, che devono essere assolte per il perseguimento di obiettivi predefiniti. Assolvendo alle proprie funzioni, si esercita un ruolo. Le funzioni possono essere considerate in rapporto ad un organo o ad un ufficio. Con riferimento agli enti pubblici le funzioni discendono direttamente dalle competenze istituzionalmente loro attribuite, “dizionario sinottico- comparativo” a cura del Comit - SINSA ed. Ministero dell’Interno Roma 1994.

[15] ruolo = parte che si riveste all’interno di un sistema, “dizionario sinottico- comparativo” a cura del Comit - SINSA ed. Ministero dell’Interno Roma 1994.

[16]Dpr n.328/2001Modifiche ed integrazioni della disciplina dei requisiti per l'ammissione all'esame di Stato e delle relative prove per l'esercizio di talune professioni, nonché della disciplina dei relativi ordinamenti.”

[17] “Codice Deontologico” art.11 titolo III, a cura dell’Ordine Assistenti Sociali – Consiglio Nazionale.

[18]“Codice Deontologico” art.5 titolo II, a cura dell’Ordine Assistenti Sociali – Consiglio Nazionale.

[19]“Codice Deontologico” art.34 titolo IV, a cura dell’Ordine Assistenti Sociali – Consiglio Nazionale.

[20]“Codice Deontologico” art.35 titolo IV, a cura dell’Ordine Assistenti Sociali – Consiglio Nazionale.

[21]“Codice Deontologico” art.7 titolo II, a cura dell’Ordine Assistenti Sociali – Consiglio Nazionale.

[22] La socioterapia ha un approccio ecologico al disagio dell’individuo; la persistenza o la compresenza di disagi /disturbi comportamentali hanno origine anche a difficoltà legata a fattori ambientali, relazionali e sociali. L’intervento socioterapeutico intende, partendo dal contesto sociale del paziente, recuperare ed implementare tutte le risorse attive individuali per recuperare le capacità sociali possibili attraverso attività riabilitative finalizzate con caratterizzazioni: artistiche, manuali, di espressione del sé.

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